
Nel corso degli anni, molti si siano interrogati sul perché Angelo Pezzana si sia occupato assiduamente di Israele e come è nato questo suo coinvolgimento. Quest’estate gli ho chiesto se voleva parlarne rilasciando questa intervista e qui presento la conversazione che abbiamo avuto su questo argomento.
Angelo Pezzana ha fondato il Fuori! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano), primo movimento gay italiano, nel 1971. Nel 1977 ha manifestato individualmente a Mosca per il regista sovietico Sergej Paradžanov, imprigionato perché omosessuale, creando un’operazione mediatica di impatto sulle modalità dell’attivismo spontaneo e individuale. A Torino è stato proprietario della Libreria Hellas (fondata nel 1963), poi della Libreria Luxemburg (dal 1975), dove sono passati i più noti intellettuali contemporanei, ad esempio James Baldwin, Allen Ginsberg, Fernanda Pivano e Gore Vidal. Angelo Pezzana iniziò a lavorare nel gruppo parlamentare radicale nelle elezioni del 1976. Nel 2001 ha fondato il quotidiano online Informazione corretta. Ha collaborato con il quotidiano Libero dal 2003 al 2010 come responsabile di Israele e del Medio Oriente. Nel 1988 è stato il fondatore, con Guido Accornero, del Salone Internazionale del Libro di Torino. Tutte queste esperienze sono confluite nella sua autobiografia Dentro & Fuori: Una autobiografia omosessuale (1996), seguita da Un omosessuale normale (2011). Ha fondato la Fondazione Sandro Penna-Fuori!, che dal 2024 è diventata la Fondazione Angelo Pezzana-Fuori!
Grazie, Angelo, di questa intervista. Da quando ti conosco, ti ho visto coinvolto su Israele e ho sempre voluto chiederti la genesi di questo tuo interesse nei confronti della sua storia. Vuoi parlarne?
Devo cominciare nel raccontare com’era la mia famiglia, cattolica. Avevamo un rapporto molto semplice con la religione. Si andava alla messa la domenica, si festeggiavano Natale e Pasqua, ma non c’era nessun fanatismo, né tra mio padre e mia madre. Ho avuto due sorelle e un fratello; io ero il più giovane.
Mio padre era un industriale di cereali. Il Vercellese era – e forse lo è ancora – famoso per le risaie, per cui mio padre è sempre stato molto attento a tutti i mercati del riso, a livello nazionale e, quando poteva, anche non nazionale. Mio padre, che non conosceva le lingue, voleva che io andassi per almeno due o tre anni in un collegio in Svizzera, per impararle. Questo sarebbe stato per lui un grande aiuto perché avrei potuto essergli vicino nell’espandere il lavoro. Accettai perché mi piaceva l’idea e la trovai interessante. Quindi, a 15 anni andai in Svizzera a St. Gallen (San Gallo), dove mi misi a studiare le lingue.
Qui, fra i vari amici di lingue diverse, incontrai un coetaneo, figlio di un diplomatico israeliano. Mi chiese se conoscevo Israele e risposi che ero interessato, anche non sapevo quasi nulla del suo paese. Mi imprestò un libro in inglese sulla storia di Israele e disse che avremmo potuto discuterlo. Lo ringraziai e mi misi a leggere dei tremila anni di storia iniziata dopo che i Romani avevano distrutto lo Stato Ebraico, con l’arrivo del cristianesimo sulla scena e con tutto quello che ha significato il rapporto tra cristianesimo e ebraismo.
Ritornato in Italia, la mia prima iniziativa è stata quella di mandare una raccomandata all’Arcivescovado di Vercelli, essendo io nato a Santhià. Ho richiesto che venissero cancellati battesimo, comunione e cresima. Non volevo avere più nessun rapporto con la religione cattolica, aggiungendo che avevo visto quello che avevano fatto contro gli ebrei e mi dispiaceva di non averlo saputo prima in questi 15 anni.
Ti hanno risposto?
Ovviamente no, ma a me non importava. Ho cominciato a raccontarlo ad altri, quando dopo due anni e mezzo ho lasciato il collegio e sono tornato a Torino, dove ho completato il liceo scientifico al Galileo Ferraris.
Prima di andare in collegio, in quegli anni ho capito l’importanza del sesso nella mia vita. L’estate si andava al mare in Liguria, ad Alassio, giocavamo tra amici e amiche nei piccoli boschi intorno, come tutti i ragazzini a quell’età. Vedevo che quasi tutti andavano a fare il filo alle ragazzine e non lo sentivo dentro di me, anzi, cercavo sempre di più di stare soprattutto con amici. Così, ho cominciato a farmi delle domande. Finito il liceo, mi sono iscritto all’Università di Torino a Scienze Politiche.
A questo punto, mi sarei dovuto mettere insieme a mio padre nell’azienda che aveva sempre la sua sede a Santhià. Quando ho visto come si svolgeva il lavoro, ho parlato molto sinceramente con lui e gli ho detto, “Papà, guarda che questo tipo di lavoro mi coinvolge pochissimo. Soprattutto adesso che ho imparato le lingue, e ho visto un po’ di mondo che mi interessa, l’idea di venire a stare a Santhià, una cittadina in provincia, non mi attira”. Mio padre, una persona molto intelligente e attenta, mi rispose, “Credo che nella vita bisogna fare un lavoro che piace, perché se lo amiamo, sicuramente avremo successo. Se invece devi fare un lavoro che non ti piace, sarà un disastro. Quindi, ti capisco benissimo. Cosa ti piacerebbe fare?”
Avevo 17-18 anni, leggevo moltissimo e mio padre, anche quando facevo ancora le medie, mi aveva aperto un conto in una libreria di Torino, in centro, dove compravo i libri e ogni fine mese presentavo il conto, che lui saldava, contento. “Mi piacerebbe fare l’editore”, gli dissi; e lui rispose, “Dammi un po’ di tempo e ti saprò dire”. “Fare l’editore”, mi disse, citandomi Mondadori e Rizzoli, “significa avere miliardi e non posso aiutarti a questi livelli. Perché non cominci con una libreria?”
Quando avevo 23 anni, mio padre aveva già avuto due infarti, e allora sentiva che la sua vita non sarebbe stata più tanto lunga. Mi ha dato i mezzi per rilevare una drogheria, una parola quasi scomparsa oggi. Erano quei piccoli negozi che vendevano caramelle e altre cose: ce n’era una proprio in pieno centro, una traversa di Via Roma a Torino davanti al palazzo del quotidiano La Stampa. Mio padre ha parlato con i proprietari, che erano anziani e hanno accettato di far rilevare il negozio, ma non le mura perché erano in affitto. Qui abbiamo fatto una bella libreria molto elegante, anche se piccola, e l’abbiamo chiamata Hellas perché a me sembrava che fosse un nome che ricordava l’antica Grecia e poteva avere qualche riflesso sulla sessualità, inclusa l’omosessualità. Così, ho cominciato la mia attività di libraio.
Il libro che mi era però rimasto molto vicino era quello sulla storia di Israele che avevo letto quando ero in collegio. Allora ho cominciato a prendere in considerazione la letteratura ebraica classica e soprattutto quella che aveva dei nomi importanti che non conoscevo ancora. Ho cominciato a leggere molta letteratura ebraica dell’Europa dell’Est. I titoli tradotti in italiano erano ancora pochi, però in quel periodo avevo cominciato ad andare anche in America per vedere i titoli nelle librerie di New York. Ho quindi iniziato a prendere un alto numero di classici, anche di letteratura ebraica, molti non ancora tradotti in italiano, da vendere e anche per una mia lettura. Questa è anche stata una delle specialità della mia libreria.
Devo dire subito che quello che mi aveva affascinato di Israele e della cultura ebraica era la storia, non la religione. Ho lasciato la religione cattolica, non per andare alla ricerca di un’altra religione. Non posso dire di essere ateo, ma sono agnostico.
Naturalmente, dopo la letteratura, ho continuato ad interessarmi ad Israele, perché ero curioso, volevo andare a vedere com’era lo Stato degli ebrei. Andavo qualche volta; mi interessava capire com’era la società. Poi, salto un po’ di anni fino a quando avevo cominciato anche a scrivere su alcuni quotidiani su argomenti riguardanti Israele e l’ebraismo. Nel 2003 è nata la mia collaborazione con il quotidiano Libero. Mi cercò il direttore Vittorio Feltri, che aveva letto i miei articoli su altri giornali, per invitarmi a scrivere di Israele e di Medio Oriente. Ho lavorato con Libero per nove anni. Questo ha aumentato molto di più in me la conoscenza di questo paese e la sensazione di sentirmene parte.
Ho poi anche una storia buffa da raccontare. Quando andavo a New York, la mia libreria preferita era J. Levine Books & Judaica, in una traversa della Fifth Avenue, esclusivamente ebraica. Acquistavo molti libri che non erano ancora distribuiti in Italia, li mettevamo in una valigia, usando spedizioni via mare.
Una di queste volte entrò Isaac Singer, uno degli scrittori ebrei più famosi al mondo. Rimasi colpito. Qualche giorno dopo ritornai per altri acquisti. Il proprietario della libreria, che mi conosceva ormai da anni, mi disse che Isaac Singer gli aveva chiesto come mi chiamavo, incuriosito dal fatto che acquistassi tutti quei libri. Era un’abitudine di Singer chiedergli un elenco di nomi e cognomi ebraici perché quando scriveva un nuovo romanzo, doveva trovare nomi nuovi per i personaggi. Aveva chiesto come mi chiamavo. A sentire il nome Pezzana, aveva detto che certi cognomi ebraici nell’Europa dell’Est finivano in “ana”. Evidentemente avrà pensato che io fossi ebreo. Non ha più commentato altro, quando il libraio gli ha detto il mio nome.
Passati alcuni anni, uscì in Italia un nuovo libro di Singer. Come sempre lo lessi subito, e arrivai a una certa pagina dove c’era un taxista che il protagonista di questo libro chiamava per andare a fare delle commissioni. Dato che a New York i taxi hanno tutti il cartellino con il nome completo, allora lui ha inventato che il cognome del taxista fosse “Pezzana”, per cui io sono finito come taxista in un romanzo di Singer.
Questa storia è curiosa.
Adesso c’è tutta la parte dell’antisemitismo che mi ha coinvolto. È terribile tutto quello che sta capitando nel mondo: l’odio contro gli ebrei, il mondo capovolto. Speriamo che si riesca a combattere, però è una cosa molto molto difficile.
All’interno di tutto questo tuo impegno nei confronti di Israele, qual è l’obiettivo del tuo sito Informazione Corretta ? Quale impatto ha avuto e continuerà ad avere?
Nel 2001, ero già molto amico di Fiamma Nirenstein. Lei era stata in Sudafrica a un convegno internazionale, dove però l’odio contro Israele e l’America era diventato una cosa terribile, quindi lasciarono immediatamente questo convegno, a pochi mesi prima della distruzione delle due torri gemelle. Ero andato a casa di Fiamma, a Gerusalemme, e avevamo deciso di fare qualcosa, magari un giornale, perché anche i media non riportavano i fatti correttamente. Fare un giornale richiedeva capitali molto alti che non avevamo. Decidemmo allora di fare un giornale online e abbiamo inventato Informazione Corretta. Da allora siamo usciti tutte le mattine con una decina di pagine su quello che stava succedendo e riguardava Israele e l’ebraismo, inclusi l’antisemitismo e il terrorismo, perché continuavano a diffondersi in maniera molto forte.
Ti dico una frase di Marco Pannella, che è stato un grande amico e mi ha insegnato che cos’è la politica, come Fernanda Pivano mi ha insegnato la letteratura. Sono i miei maestri. Una volta Pannella mi raccontò che per fargli un complimento, gli avevano detto che era un grande pacifista. Lui aveva risposto di non essere per niente un grande pacifista, perché la pace arriva solamente dopo, cioè prima deve esserci la giustizia. Ho capito che bisognava essere sempre contro i pacifisti perché, non a caso, anche i terroristi parlano tutti di pace. Quindi sono tutti argomenti che noi tocchiamo anche su Informazione Corretta perché sono terribilmente attuali. Ho sempre avuto un rapporto profondo con Marco Pannella e mi manca molto: è morto nel 2016.
Ricordo che la Libreria Luxemburg ha subito un attacco e ci sono state varie dimostrazioni riguardanti Israele.
Spesso nelle interviste mi viene chiesto se ho avuto problemi in numero maggiore per il mio impegno nel movimento omosessuale, nel Fuori!, oppure nel difendere Israele e lottare contro tutto quello che è antisemitismo. Dico sempre che sul problema dell’omosessualità, anche con chi non era d’accordo e apparteneva ancora all’educazione superata dai tempi, non ho mai avuto situazioni di violenza contro di me. Invece, quello che mi è costato quasi la vita è proprio quello che ho fatto su Israele.
Nel 1988 è stata gettata una bomba nella libreria Luxemburg perché, essendo consigliere per il Partito Radicale di Marco Pannella in Regione Piemonte, avevo organizzato una serie di incontri su argomenti riguardanti Israele, invitando storici ed esperti. Allora è iniziato un boicottaggio della libreria, durato una settimana. I manifestanti si erano messi davanti all’ingresso, dicendo di non entrare in una libreria il cui proprietario aveva sulle mani il sangue dei palestinesi. Questa cosa era grave, come avevano capito, scrivendolo sui giornali. anche due o tre analisti, aggiungendo che poteva portare a conseguenze peggiori. Infatti, dopo pochi giorni, di notte una bomba molotov ha spaccato i cristalli di una vetrina e bruciato un terzo della libreria. I responsabili non sono mai stati catturati.
Più o meno sempre in quel periodo, una sera ero andato a diffondere come Radicale dei volantini contro l’uso delle droghe, lungo il Po. Quando hanno visto che c’ero anch’io, un gruppo di violenti mi ha aggredito per buttarmi nel fiume, da un dirupo molto alto, dandomi anche dei pugni sulla testa, e rompendomi gli occhiali. Per fortuna ero lì con tanti altri miei amici Radicali, che sono riusciti a liberarmi, impedendo così che mi buttassero nel Po. Qui non c’entrava l’omosessualità e ho capito proprio quanto Israele fosse importante nella mia vita e che era legato a me e come io mi comportavo.
Come anche adesso, con tutto quello che sta succedendo, dove Israele è colpevole per tutto il mondo, e riceve odio per cose inventate: pensiamo solo a Gaza, a tutte le menzogne che diffondono, dando la colpa a Israele. Sono purtroppo coinvolti anche molti LGBT, ovviamente di sinistra, dichiarando di andare a Gaza per portare solidarietà ad Hamas, che però butta giù gli omosessuali dai palazzi, ma loro, pur di attaccare Israele, arrivano a essere solidali a favore dei terroristi. Questo purtroppo si verifica anche nei Pride, dove né gli ebrei né quelli che avevano la bandiera israeliana hanno deciso di non più partecipare. C’erano invece tutti quelli che avevano le bandiere dei palestinesi che non permettevano ad altri di esserci e questo è grave.
Purtroppo, questi omosessuali sono come le femministe, che una volta erano donne che lottavano per i diritti delle donne, oggi non aprono più bocca su quello che avviene contro le donne nei paesi arabi. In Iran, come vivono le donne? Tutte coperte dalla testa ai piedi. Non c’è una femminista che dica qualcosa. Anzi, stanno tutte zitte. Per cui adesso abbiamo gli omosessuali che vanno anche nei cortei, non dicono più nulla, ma stanno dalla parte di quelli che li ammazzano. Queste sono le sinistre. Uno deve dirlo e lo dico senza timore.
Immagine di copertina: Angelo Pezzana, Libreria Luxemburg, Torino, 2016
Crediti fotografici © Per gentile concessione dell’Archivio della Fondazione Angelo Pezzana-Fuori!
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