
Quando si parla di turismo si può affermare senza dubbio alcuno che si tratti di una risorsa. Infatti, esso contribuisce in maniera significativa al PIL italiano (0,8 per cento). Ciononostante, da quanto risulta dai dati più recenti, il nostro Paese non è più il primo ad attrarre turisti, bensì il quinto e, tra un po’, secondo le previsioni, dovremo scendere al settimo. Ma perché l’Italia, che ha beni artistici in un numero superiore rispetto agli altri paesi e possiede paesaggi e luoghi immensamente belli quanto quelli di altri paesi, sta scivolando indietro? È una domanda alla quale non è facile rispondere.
Qui interessa esaminare alcuni aspetti e, in particolare, il fenomeno del cosiddetto overtourism e quello degli affitti turistici. Questi ultimi additati quali responsabili dell’overtourism anche se si tratta in realtà di un falso scopo o di un fake flag.
Infatti, non vi è alcuna relazione tra i due aspetti. Le cause dell’over tourism possono essere individuate in un processo che prende avvio diversi anni orsono, forse già a partire dagli anni ’90.
In pratica, molti sono i fattori che hanno contribuito e contribuiscono a creare il fenomeno. Il primo è la nascita del bisogno diffuso di viaggiare per visitare luoghi ‘incontaminati’, cioè senza turisti o luoghi ‘imperdibili. Questo “bisogno di scoprire luoghi incontaminati” poteva rappresentare una realtà negli anni Novanta ma oggi non è assolutamente più veritiera, anche se la pubblicità tende sempre a creare un’immagine di questo genere con luoghi deserti e con pochissime persone. Se pensiamo alla pubblicità delle automobili, queste vengono sempre rappresentate in contesti deserti, in paesaggi naturali o urbani solitari e silenziosi, mai nel caos del traffico cittadino, o incolonnate in tangenziale alle porte delle grandi città. Un’immagine simile sarebbe ugualmente appetibile per un potenziale acquirente? Lo stesso si può dire per i luoghi turistici, per le città d’arte o per la fruizione di Musei.
Ovviamente, all’incremento della domanda gli operatori turistici hanno moltiplicato l’offerta e così si è arrivati a saturare i cieli, a costruire enormi navi capaci di ospitare fino a cinquemila passeggeri, a costruire aeroporti nei luoghi più impervi con il risultato di riversare nelle città e nei luoghi turistici milioni di persone saturandoli e consumandoli, oltre che minando la qualità della visita.
Ma possiamo osservare e individuare anche un’altra concausa di notevole incidenza. Si tratta della “entusiastica” politica delle amministrazioni che fanno di tutto pur di attirare quantità sempre maggiori di visitatori solamente o principalmente in determinate città o località, abbassando la qualità dell’offerta turistica e creando disagi nei cittadini che, subendo una pressione eccessiva a fronte di poche tutele della vita quotidiana, tendono ad allontanarsi e abbandonare tali centri.
A ciò va aggiunta un’altra concausa che sta sempre in capo alle Amministrazioni pubbliche e che consiste nella pianificazione urbanistica che privilegia gli insediamenti commerciali direzionali e artigianali nelle prime e seconde cinture urbane, svuotando di conseguenza i centri dei servizi primari, dei negozi di prossimità e altro con questo spingendo i cittadini a spostare le proprie residenze.
Se queste possono essere le cause più evidenti dell’overtourism, come si spiega l’attacco agli affitti turistici? Perché è l’unico obiettivo possibile, facile e concreto. Le vere cause non si possono combattere. E allora perché si è sviluppato il mercato degli affitti turistici? In parte perché è un po’ cambiato, per le famiglie, l’approccio al turismo sia per i luoghi di villeggiatura che per il turismo nelle città d’arte. Gli alberghi sono troppo cari, con spazi troppo ridotti per ospitare una famiglia per più giorni. Così vengono preferiti i soggiorni in appartamenti che danno anche la possibilità spesso di consumare i pasti all’interno con un notevole vantaggio in termini di costi. I primi a pensare questa alternativa, anticipata dagli affittacamere e dai bed & breakfast, sono stati proprio gli albergatori che ora vogliono fermare e distruggere ciò che viene percepito come una concorrenza.
Ma i piccoli proprietari perché hanno preferito le affittanze turistiche? La ragione principale va individuata nella legislazione sulle locazioni, sulle procedure e sui tempi necessari per liberare un appartamento in locazione normale (4+4 anni o 3+2) nonché sul differenziale di reddito se l’immobile è locato con affitto breve o con locazione normale.
Il divario è consistente: per la stessa unità immobiliare si può avere un canone mensile lordo di mille euro con la locazione normale o di cinquemila con l’affitto breve. Spese e tasse sono nettamente superiori nel secondo caso ma vi è comunque un maggior ricavo. Soprattutto – salvo in casi molto sporadici – l’immobile resta a disposizione del proprietario in caso di necessità. Al contrario, nell’ipotesi in cui l’unità immobiliare sia locata normalmente, nei casi di morosità o di finita locazione vi è una procedura lunghissima e defatigante, a volte poi pluriennale, per ottenerne la restituzione. E spessissimo, in questi casi, l’immobile viene restituito in pessime condizioni e per rimetterlo sul mercato sono necessari ingenti investimenti e costosi restauri.
Se queste brevi considerazioni sono esatte, l’overtourism non si combatte criminalizzando gli affitti turistici ma con altre strategie, regolando o limitando gli accessi, impedendo il degrado urbano, mantenendo nei centri le funzioni pubbliche e private, non spostandole o favorendo lo spostamento ai margini delle città o nelle zone periferiche. Non ultima però va considerata la revisione della normativa in materia di locazioni di immobili urbani a uso abitativo e di tutto il complesso procedurale – giudiziario preordinato al rilascio degli appartamenti.
Testo tratto dall’introduzione ai lavori del convegno
La valorizzazione e il sostegno dei Beni Culturali privati,
Castello di Roncade
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